Il Tempo della Vita – II Parte

Il Tempo della Vita

Il Tempo della Vita – II Parte 

(…Il Tempo della Vita-I Parte qui)

Ci tengo a precisare che l’ho scritto di getto, quindi non affossarmi di critiche. Ok ?”

Dai Chrì muoviti, che devo uscire con Enzo.”

Ho visto Enzo, un paio di volte. È il fidanzato di Erica, la compagna di studi di Christian. Un ragazzo alto, biondo, una peluria bionda gli vela le guance, un po’ incavate. Christian lo detesta: è antipatico ed eccentrico. Inoltre, ha l’eleganza di un elefante e mi è costata un solco sul viso.

«Steso lì sull’erba, mano nella mano con lei, mi sentivo immortale. Guardavamo le stelle lassù nel firmamento e sognavamo di nuotare tra loro. Essere innamorati è così bello. E mano nella mano con la tua dolce metà, sotto una coperta stellata, è una, se non la più romantica esperienza che si possa vivere. E tutti sanno quanto amo essere romantico, o ancora, quanto amo che qualcuno sia romantico con me. E Claudia lo era. Era la reginetta del romanticismo, anzi, il cuore del romanticismo. Non che io fossi diverso, attenzione! Le scrivevo una poesia ogni domenica e lei ricambiava, facendomi assaggiare il sapore delle sue labbra. Appena i nostri sguardi si incrociavano, le sbocciava un sorriso sul viso. La luce del suo volto lasciava apparire le stelle meno lucenti; l’azzurro dei suoi occhi delineava due laghi in miniatura…Sapere di piacere a una ragazza come lei mi faceva sentire immortale, l’interprete di un film. Era vero! Come era vera la sua stravaganza, la sua intraprendenza. Era senza dubbio la perla che più apprezzavo della collana della sua personalità. Sogno ancora i suoi capelli serici, il suo grazioso naso, che una volta poggiava sul mio…e i nostri respiri si lasciavano andare in lubrici avvolgimenti

«Eh dai! Quanto manca?»

«Poco, altre due pagine.»

«Lo finiamo un altro giorno. Non riesco. Fammi attaccare che devo prepararmi.»

«Sì, ma che ne pensi

«Penso ti debba liberare del passato.»

«Io non sono ancorato ad alcun passato. Se intendi dire per il nome…»

«Certo che intendo dire per il nome…scemo.»

«Non ha niente a che fare. Lo uso perché…»

«Senti, non voglio tu stia male per queste cose. È stupido stare male per chi non ti apprezza. Sei un bel ragazzo, intelligente, brillante. Hai bisogno di rimpiangerla ancora? Dopo tutto questo tempo?»

«Erica non è questo…però a volte mi chiedo come possa raggiungere la felicità. E lo trovo impossibile

«Non è impossibile Christian…devi innamorarti, ma non degli altri. Gli altri non ti meritano. Devi innamorarti di te stesso. Noi tutti dovremmo farlo. Una vita non amata non è degna di essere vissuta.»

«Forse hai ragione…ci proverò. Sapevo che un’amica che studiasse filosofia mi sarebbe tornata utile.»

«Mai quanto una che studia psicologia. Ti serve un dottore…»

Zifu ha 26 anni e vive in un piccolo quartiere, abbastanza lontano dal mio vecchio comodino. Lui neanche ne ha uno. Credo che la mia vita abbia avuto un netto calo qualitativo dopo che Christian fu trovato con la cintura stretta intorno al collo. Viveva una crisi profonda. Nessuno ha mai capito quale fosse il suo problema. Secondo alcuni, era debole e viveva come un tronco in balìa della corrente del fiume.

Vi rendete conto che sono dovuto passare da una casa sicura a uno straniero che vagabonda tutto il giorno? Tutto questo perché i suoi tutori hanno deciso di sbarazzarsi della sua roba.  Sono stato acquistato dal  Maestro di Zifu e i suoi amici ad un mercatino. Poi sono stato consegnato al nuovo possessore.

Zifu non mi tratta male, anzi, mi spolvera ogni giorno e mi custodisce segretamente. Mi tiene nascosto anche dai suoi amici, con i quali condivide l’appartamento. Otto giovani ragazzi accampati in pochi metri quadrati. La loro vita è democratica: bisogna vendere per continuare a vivere. Non cambia niente con i venditori qualificati, tranne che in termini di purezza, forse.

Ovviamente Zifu cerca di vendermi (spero in fretta, perché mi sballottola da una parte all’altra, rischiando di ammazzarmi definitivamente); ultimamente ripete che da quando mi ha trovato sta frequentando assiduamente la zona benestante della città. Crede sia un impiego remunerativo. I suoi occhi brillano di speranza; uno sguardo che suggerisce una convinta aspirazione in un futuro migliore. Sono le promesse? Di uomini o di racconti…che hanno promesso molto e mantenuto poco? O sono solo pure, evanescenti illusorie speranze? Difficile capire cosa spinga un uomo a dare una svolta definitiva alla sua vita; cosa lo spinga non a voltare pagina, ma a cambiare libro, riscrivendo una storia in cui, come un pellegrino che ha perso la fede, brancola nel buio e cerca di catturare qualche lucciola.

L’uomo è curioso; curioso è il suo spirito. Quando tutto va a rotoli, a volte non se ne accorge, altre invece sì. Tuttavia, continua ciecamente a fidarsi nel prossimo. Si aggrappa a occasioni che sembrano permettere di fuoriuscire dal vortice. Anche se la mia impressione è che, spesso, finga solo.

«Signore, vuole comprare?»

«Proprio al momento giusto! Come ti chiami nero?»

«Zifu…vuole comprare?»

«Zazu certo, certo…devo prendere qualcosa per mio figlio, oggi è il suo compleanno. Ci tengo a non tornare con le mani in mano…cos’hai? È un bambino di…10 anni circa.»

«Ho questi braccialetti qua, 4 euro per bracciale. Guarda qua.»

«Non lo so…mi sembra troppo poco. Hai qualcosa che costa di più? Tipo 10 euro?»

«Certo, Signore…attimo solo…ecco qua! Questo è bello orologio. Ma 15 euro.»

Il mio prezzo è sceso. Forse perché ne è passato di tempo. Sono trascorsi sei anni dalla morte di Christian. Fregato dall’oggetto del mio stesso lavoro…anche se, non credo sia solo il tempo. Diversi graffi corrono lungo il mio viso, una volta di innata trasparenza; il mio giubbotto di pelle è consumato. Ma questo non mi tange, non può tangermi. È un problema più rilevante per gli umani.  

«Eh…questo è carino…sì. Sai che ti dico? Ecco a te 15 euro precisi. È sempre bello aiutare un pover’uomo come te.»

«Grazie Signore…»

«Ehi! Perché sei così moscio, nero? Io ho il regalo, tu pure mangi oggi. Non mi dire che è perché ti chiamo nero…ricordati che l’uomo ha inventato le parole per etichettare gli oggetti…»

CONTINUA…

Gabriel Ciao

Di Gabriel Ciao,

corrispondente da Caserta.

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