Conduco una vita regolare. Sono stato educato a queste rigide norme di comportamento.
Un amico mi ripete in continuazione: “ Mio padre diceva sempre che l’acribia è la parola d’ordine della nostra vita”.
Io sono più giovane e posso anche muovermi. Beh, non mi muovo proprio io, ma almeno mi portano a spasso. Sogno di girare il mondo: le metropoli, le città d’arte, le bellezze della natura; anche i meandri più remoti e sconosciuti del globo (perché no?). Ahimè! Mi nutro di illusioni. Di solito noi siamo fedeli. Piuttosto sono gli umani a riporre fiducia in noi. Non si distaccano e rimaniamo con loro anche per molti anni.
Ieri Christian stava guardando un film con un amico. Entrambi, seduti sul divano, discutevano durante la visione. Si parlava della morte, del limite invalicabile della vita umana. Nel frattempo, mi rendevo conto di quanto fosse più precaria la loro esistenza, rispetto alla nostra. Ho sentito dire che si trova sempre un modo per aggiustarci. Non so bene come riescano a riportarci in vita. So solo che questa dovrebbe essere la mia seconda esperienza.
Eccola la sveglia! Puntuale alle 8:00 del mattino. Oggi è domenica. Chissà dove andiamo…sicuramente non in facoltà. Già mi porta lì cinque giorni su sette.
Ecco che disattiva la sveglia del cellulare con il solito atteggiamento di rabbia mista a svogliatezza. Eh, sì. Ho imparato in queste settimane. Rabbia e svogliatezza. A quanto pare, così si definiscono. Neanche una parola…come al solito. La mattina è proprio tragica per lui. Se potessi glielo direi che dovrebbe andare a dormire prima la sera.
Sono le 11…che fine avrà fatto? Finalmente sta arrivando! Vestito, pulito e pettinato. Speriamo che l’attesa valga la pena.
«Luca sto scendendo in questo istante. Ci prendiamo un aperitivo al solito posto?»
Ogni settimana di questo ragazzo è la copia della precedente. Che esistenza monotona!
Strano non si angosci.
«Ciao Christian, bello mio. Come va? Tutto a posto?»
«Tutto a postissimo. Non ci si vede da un po’…»
«La febbre non mi voleva lasciare. Tredici giorni interi! Ma è mai possibile?»
«Che vuoi che ti dica…l’importante è che ora tu stia meglio. Sediamoci.»
Classici spritz e vodka martini “agitato non mescolato, con una sottile scorza di limone”.
«Se lo prende James Bond nei film, ci sarà una ragione. È il miglior cocktail.»
«A proposito Luca. Non so se hai letto. Il tuo idolo mi sa che lascia il ruolo definitivamente.»
«Non me ne parlare! Daniel Craig è stato il migliore in assoluto. Più bravo persino di Sean Connery o di quel tronco d’albero di Roger Moore.»
«Affermazioni procaci.»
«Parla Cristiano, per favore!»
«E per questo ti dicevo che non so proprio come superare diritto privato. Sto studiando ogni giorno, fino all’una o alle due. Ma ho una confusione in testa tremenda.»
«Prova a fare qualche schema. Consiglio gratuito.»
«Ma ti rendi conto di quello che dici?! Uno schema su 3500 pagine?»
«Fanne più di uno. Continua a studiare e vedi che riuscirai a prepararti in tempo: mancano tre settimane.»
«Lo spero…Che ore sono?»
«Sono quasi le 13. Mancano venti minuti…circa. Tra poco andiamo.»
«Ehi! Ma quello è l’orologio che portavi prima dell’estate! Non si era rotto?»
«Sì. A luglio, quando ho rotto con Claudia.»
Allora veramente non è la mia prima vita questa! Tuttavia, non posso sapere se sia la seconda.
«Ah, scusami…non volevo toccare un nervo scoperto…»
«Tranquillo. Nessun nervo. Piuttosto mi arrabbiai per l’orologio: 220 euro. Lo dovetti portare dall’orologiaio. Meno male che ha risolto. Ci ha messo due mesi, ma ne è valsa la pena.»
Avrò fatto proprio una brutta fine. Certo che però gli esseri umani tengono a noi! Non so quanto valgano 220 euro…mi sembra tanto. Proprio tre giorni fa mi capitò di sentire, mentre studiava, che tutti conoscono il prezzo delle cose, ma non il valore. Non so se sia un’affermazione valida.
«Senti…non te l’ho mai chiesto: non volevo essere invadente. Ma perché vi lasciaste?»
Claudia ha una zia, alla quale tiene molto. Il suo nome è Iris: i genitori la chiamarono così perché guardandola negli occhi, illuminati da sottili fasci di luce trapassanti la finestra, colsero i sette colori dell’arcobaleno. O almeno così narra la leggenda. Christian ha messo in evidenza come, ogni volta che glielo raccontava, lui spiegasse puntualmente l’etimologia: una Dea greca, vestita di iridescenti gocce di rugiada; grazie alla sua luminosità di colore variabile, la membrana dell’occhio si chiama “iride”.
Attualmente ha 78 anni e da qualche mese mostra sintomi di demenza senile: cambiamenti d’umore, perdita di memoria… Non ha figli. L’unica parente, la sorella (la mamma di Claudia), ha deciso di disinteressarsene. Non dovrebbero essere i momenti migliori per serbare rancore, tuttavia sembra che questa zia si sia comportata talmente male con la sorella durante la giovinezza che è legittima la soppressione del sentimento di umanità. Al contrario, Claudia ha sempre provato un forte trasporto emotivo nei confronti della “zietta”, come lei suole chiamarla. Effettivamente, Iris è sempre stata presente nella vita della nipote, forse per compensare quanto fatto alla sorella, forse per vero amore. Questo non lo sa nessuno e figuratevi se posso saperlo io. In ogni caso, a luglio, mentre i genitori di Claudia, coscienziosi, partirono per un viaggio al mare, serviva qualcuno che badasse alla zia Iris e la giovane nipote decise di rimanere in città. Si trasferì per una settimana da lei, con Christian, previa richiesta. Un giorno, mentre Claudia uscì con un’amica, affidò la fragile parente al fidanzato. Le istruzioni erano semplici e chiare: il rumore la infastidisce; niente auricolari perché bisogna rimanere vigili in caso di richieste di assistenza; assecondarla sempre. Credo sia quest’ultima che abbia mandato tutto in frantumi. Al ritorno dall’appuntamento, la zia piangeva a dirotto, urlava e tacciava Christian, rivolgendosi a lui come “Elio”, di averla offesa pesantemente. Non so se sia vero…forse era la latente follia a parlare (d’altra parte lo chiamava con un nome diverso). Tutti lo dipingono come un ragazzo sensibile, di una profondità d’animo difficilmente eguagliabile, gentile, educato, a tratti giù di tono, ma, sinceramente, non credo sia capace di macchiarsi di atti simili. Comunque, Claudia non ci vide più. Non poteva più fidarsi di lui; questo è il succo della storia: la fiducia. Un maledetto sentimento a cui, se non tieni con forza, come un palloncino vola via, lasciando solo una forma tra le nuvole. Dopo cinque anni, la relazione non si concluse nei migliori dei modi: un brutto litigio. Ed è in quella disquisizione verbale che, a quanto pare, fui gettato per terra, rompendomi in mille pezzi.
Intanto, il tempo corre. Lo vedo sul mio corpo: il suo silenzioso battito scandisce la vita in maniera sempre più precipitosa. Ho capito in questi due anni con Christian che non ci si può fermare, neanche per una rapida occhiata rivolta all’indietro.
Continua con i suoi studi, ma afferma di non essere pienamente soddisfatto. Si rende conto, forse, che il tempo va avanti. A volte si gira verso di me e prega affinché mi fermi. Non posso. Tutto fugge via: i mesi, le persone, i ricordi.
Eppure, sperano di poter trovare sempre un appiglio, qualcosa a cui aggrapparsi (una fotografia, una poesia, un ricordo…), per contrastare lo scostumato incedere del tempo.
Se ho capito qualcosa della condizione umana è che dovrebbero vivere tutti consapevoli che un giorno saranno solo ricordi di qualche persona che li ha amati durante la vita. Così, forse, sarebbe un mondo migliore.
CONTINUA…
Di Gabriel Ciao,
corrispondente da Caserta.