Riflessione sulla “pietra miliare” del 2025 del Vocabolario individuale di coloro che per scelta di famiglia storica più o meno vicina o per genesi tramandata han scelto di vivere l’Italia e valorizzare l’Italianità around the world.
L’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, anche su impulso del colle più alto di Roma, ha inteso dedicare all’Anno 2025 un termine sovente dimenticato.
La parola a cui ci riferiamo sic! deriva dall’espressione latina “guardare nuovamente” ovvero “guardare indietro”, vale a dire osservare, aver cura, assistere, riguardare, preoccuparsi di qualcosa o di qualcuno.
In buona sostanza parliamo del riconoscimento del valore intrinseco di ciascuna persona in primis per sé medesimo, conditio sine qua non affinché possa nutrire sentimento nobile anche per almeno un altro suo simile, per poi dischiudere la propria visione evolutiva rivolta anche ad ulteriori persone.
Tutto ciò intanto regge purché sia fondato su solide basi etiche e morali; non solo, anche sul principio della reciprocità, della sensibilità, dell’ascolto non sempre necessariamente evidente, talvolta anche ermetico e criptico, della comprensione e della pazienza di saper attendere la maturazione dei frutti.
Mutatis mutandis così come l’agricoltore ritiene che la terra sia fonte di ricchezza, analogamente la terra potrà donare i propri frutti all’agricoltore medesimo purché questi si adoperi nell’aver cura della Terra.
Forse è il caso di soffermarci preliminarmente sul concetto di per sé filosofico di etica, che impernia la sua nobile natura semantica -a mo’ di esempio- sulla correttezza dell’agire, sulla trasparenza dell’azione, sulla avalutatività dei fatti, sulla tenacia nella vita, sull’impegno quotidiano, sulla sana ambizione dell’essere, sul desiderio di crescere, sulla equità, nonché sulla solidarietà e -dulcis in fundo- sulla riservatezza nei rapporti interpersonali.
Talvolta capita di udire una imprecisione di non poco conto, circa una ipotetica equivalenza tra l’etica e la morale: nulla di più sbagliato; questi due termini non sono assolutamente sinonimi.
La morale racchiude i valori etici del bene e del male e ne descrive sul piano individuale prima e di gruppo poi l’animus del costume e dello spirito.
La vera e propria implementazione di ciò rapportato alla quotidianità dei comportamenti dà luogo all’etica.
In poche parole la morale è una sorta di causa dell’effetto etico: la morale possiamo quindi classificarla come la disciplina, mentre l’etica come l’azione, ergo il comportamento.
A tal riguardo, val la pena rammentare che Tersicore afferma che una sana coreografia di danza richiede sacrificio sul piano della conoscenza della dottrina, della sapienza, della tecnica: elementi imprescindibili per un corpo di ballo che sappia rendere un qualsiasi teatro una location meritevole di essere frequentata.
Analogamente un bravo chef dovrà conoscere realmente la ricetta per confezionare in modo sapiente la pietanza da far degustare ai commensali.
Orbene per dar senso all’essere non bisogna limitarsi all’abbinamento dell’avere, bensì alla consapevolezza del sapere e del saper fare; ciò in ottica di perseguire obiettivi nobili, replicabili, condivisibili, tramandabili, migliorabili.
Ordunque la riflessione va fatta sul concetto dicotomico del bene e del male: Socrate afferma che l’errore, intanto, si commette in quanto si ignora, ragion per cui è necessario accrescere la conoscenza per ridurre il rischio di sbagliare.
In proposito è bene rammentare la massima universale che si auspica possa essere intramontabile: “Errare humanum est perseverare diabolicum”.
Tutto ciò si racchiude in una Parola, la parola del 2025: Rispetto.
Ai posteri l’ardua sentenza.
That’s all!
di Dr. Innocenzo Orlando,
Esperto Relazioni Internazionali d’Impresa.